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Genealogia – Il mistero dei Motuli | Contea di Castro

Genealogia – Il mistero dei Motuli

Una pesca con le reti alla deriva è quella con le motulare, una lunga rete di circa 200-300 metri e alta 10-11 metri che si cala in mare secondo un percorso circolare e si abbandona alla corrente marina.

Il nome stesso indica come preda il tombarello (motulu), una varietà meno pregiata del tonno.

Scrive lo storico Girolamo Marciano: “Sono i tonni che si pigliano in questi tempi (marzo, aprile, e maggio) di quattro specie: la prima è di quelli piccoli quando nascono, che si chiamano cardile; fatti più grandi, si dicono limose, e compiuto l’anno, tonni. Di questi ultimi se ne pigliano di meravigliosa grandezza, cioè di rotola cinquanta l’uno (40 kg). La seconda specie sono i tonnotteri, che chiamano ziri, de’ i quali il più grosso è di rotoli dieci (8 kg). La terza specie sono le palamite, di cui la maggiore è di rotoli tre (2,5 kg). La quarta ed ultima specie sono i moduli, peggiori di tutti gli altri, il maggiore dei quali non eccede il peso di libbre quattro (1,2 kg). Dal ventre grosso de’ tonni si fa il tarantello, così detto dalla città di Taranto, e dalla loro schiena più carnosa e magra la tonnina. Dai tonnotteri, o zirrali, si fa la zurra, simile al tarantello.

Il pescato di tombarelli (motuli) nel periodo aprile-maggio era molto abbondante e il prezzo era abbastanza basso da consentire a molte famiglie di conservare scorte di conserva di motuli grazie anche alla nuova tecnica di conservazione in ‘olio di oliva inventata alla fine dell’Ottocento al posto del processo di salatura simile a quello del merluzzo.

Ma a Castro non è uso dare soprannomi di pesci ai suoi abitanti. A fronte di una disponibilità infinita di nomi e varianti di nomi di pesci l’uso nel soprannome è piuttosto raro. Mi sovvengono il soprannome Fuggiune, Pupiddri e pochi altri.

Dato quasi per scontato che il soprannome Motuli di un ramo piuttosto numeroso dei Carrozzo sia derivato dalla tradizione marinara, mi sono dovuto ricredere, con l’avanzamento della ricerca, di almeno tre volte. Complice un matrimonio tra omonimi di cognome, Salvatore e Concetta Carrozzo, capostipiti dei Motuli, una ricorrenza eccessiva di nomi di battesimo come Medico e Lazzaro tra gli antenati, la matassa è stata lunga da sbrigliare. Pur essendo i due capostipiti abitanti di Castro nati agli inizi dello Stato unitario, la memoria ondeggia tra tante ricordanze. Di volta in volta erano attribuite origini ortellesi a Salvatore o a Concetta, anche se in Ortelle quel cognome non è poi sopravvissuto.

Alcune ricerche sugli archivi svolte da soggetti interessati negli anni scorsi, fatte purtroppo troppo a strappina, nel senso che in questo tipo di ricerca si tenta a puntare paticolarmente sulla propria linea ascendente e quindi mal collegata al resto della comunità, mi riportano un vero e proprio colpo di scena: la madre di Salvatore è dichiarata, lei, nata a Ortelle (Hortellarum) e di cognome porta niente meno che Motola. Dovrebbe essere nata nel periodo dal 1835 al 1845 vista l’età del figlio Salvatore.

L’ipotesi che l’origine del soprannome Motuli (declinato per genere e numero, compresi tutti i diminutivi) fosse il trasferimento di un curioso e unico cognome materno al figlio Salvatore appariviva all’inizio piuttosto fragile. Sia perchè è raro che venga ricordato il cognome nelle mogli immigrate (è frequentissimo che siano ricordate per il solo nome e nemmeno per soprannome non avendo ascendenza indigena), a meno che la figura maritale non fosse offuscata da uno scarso prestigio o una morte prematura. In ogni caso avrebbe assunto il soprannome del marito o del clan con cui si fosse imparentata. Un’altra debolezza dell’ipotesi era sul nome di battesimo Annunziata della ortellese Motola. Un nome troppo castriota e poco diffuso in Ortelle dove predominano le Immacolate e le Addolorate.

Di questa fase della ricerca è pubblicato sopra lo schema dei Motuli in Castro.

L’accesso ai registri parrocchiali ha consentito di appurare la nascita ortellese di Annunziata che in diversi atti viene di volta in volta indicata come Modola e Motola ma sempre senza riferimento alla data di nascita e alla paternità, cosa ricorrente per le mogli di altre parrocchie. Il matrimonio, come tradizione, si svolge nel paese della sposa e gli atti più attinenti al matrimonio sono probabilmente custoditi nella Parrocchia di San Giorgio.

Una sfogliata veloce delle vecchie schede dello stato civile di Ortelle fatto rilevare la presenza di una sola famiglia Motole, formata da tale Giuseppe Motule nato nel 1851 in Ortelle, non sposato, da Domenico Antonio Motule e Giovanna Capraro. I Motule a Ortelle, in effetti, ci furono e pure imparentati con l’esclusivo cognome castriota dei Capraro.

Quindi, il soprannome viene da un vero e proprio cognome Motole, cognome della moglie di Giuseppe CARROZZO, morto piuttosto giovane per cui il cognome della vedova ha preso sopravvento sull’intera famiglia specie in presenza di molte omonimie tra cugini. Da Giuseppe Carrozzo e Annunziata Motole nascono tre figli, Gabriele, un po scapestrato, si racconta che dilapidò la sua parte di proprietà e che dovette emigrare nel Brindisino dove sposò Rosa Micello, di Orie ed ebbe almeno due figli che chiamò rispettosamente Giuseppe ed Annunziata come il padre e la madre. Per qualche tempo i discendenti vennero a fare visita ai cugini rimasti a Castro. I racconti dei più anziani ricordano un Gabriele pronto a lasciare il paese natio affranto dal dolore che, con versi poetici, salutava il paesello natio senza pudori. La sorella Concetta Carrozzo Motula tornerà a sposarsi un ortellese, Salvatore Basile. Il terzo fratello, Salvatore, il vero Motulu si sposerà con una omonima della sorella Concetta Carrozzo, del primo ramo Carrozzo, quello di Lazzaro figlio di primo letto di Medico Carrozzo. Di lui i più anziani ricordano facesse il pastore con l’ovile (curti) in fondo a via Barberini, dove i Carrozzo attuali, possiedono ancora pezzi di terreno e case. E ricordano le sue greggi passare sulle mura ancora integre che cingevano l’acropoli sul lato di Scirocco.

A guardare bene, anche nello Stato delle Anime già citato del 1749 è censito tale don Basiglio Motole di Poggiardo tra i sacerdoti forestieri della Mensa Vescovile di Castro, ma senza apparenti legami con i Carrozzo se non la sola conferma dell’esistenza di un cognome Motole nella Contea.

I Motole a Ortelle

La famiglia Motole in Ortelle, finora è ancora scarsamente individuata. Le uniche certezze finora sono la presenza di una famiglia composta da Domenico Antonio e Giovanna Capraro, col figlio Giuseppe a cui Annunziata è sicuramente legata oltre ad un altro fratello Salvatore. L’informazione viene dal certificato di battesimo di Salvatore “Motulu” Carrozzo che evidenzia i forti rapporti con Ortelle (le origini dei padrini), la paternità di Annunziata e la presenza di un secondo fratello.

L’atto è del 5 settembre 1862, relativo al battesimo di Salvatore figlio di Giuseppe Carrozzo. La madrina è Concetta Marra, figlia del famoso Pascali Marra e il padrino Salvatore Modola figlio di Domenico di Ortelle, probabile padre anche di Annunziata madre del bambino.

Annunziata, figlia di Giovanna Capraro probabilmente nata a Castro, ritorna a sposarsi nel paese della madre. A Ortelle resteranno i fratelli Giuseppe e Salvatore. Forse solo Salvatore avrà nipoti, tale Salvatore Motola (il nome è sempre storpiato in tutti i modi possibili…) che nel 1906 avrà problemi per aver rubato un gatto. E Gatto era la famiglia che ospitò l’ultimo dei Motule ortellesi che i vecchi ancora ricordano, tale Giorgio Motole, scapolo, forse fratello o cugino di Salvatore, che nella famiglia Gatto veniva chiamato zi Giorgi Motole, un tipo molto particolare, con cui si chiuse la storia di questo cognome.

Annunziata Carrozzo, omonima della nonna Motole, tornò a Ortelle da piccola per imparare il mestiere di sarta che esercitò per tutta la vita e, a quanto si ricordano i figli, fu ospitata giorno e notte da vecchi parenti. I Motule?

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