Fonti sulla popolazione della Contea di Castro in periodo aragonese (1450)

Uno dei più antichi censimenti disponibili sulla popolazione dei comuni della Provincia di Lecce è quello disposto in periodo aragonese da Alfonso I di Aragona intorno al 1450. La base numerica è il focolare in quanto la base familiare fu adottata per l’imposizione fiscale alla base delle ragioni per cui il censimento fu ordinato.

Pertanto fino alla costituzione dei Catasti Onciari voluti dai Borboni all’atto del loro insediamento nella metà del Settecento, la tassazione non fu applicata “pro capite” ma per nucleo familiare.

Ogni fuoco possiamo ipotizzarlo composto da 5 familiari. Erano esclusi i fuochi degli ecclesiastici in quanto non pagavano tassazione, per cui i dati dei vari focolari possono considerarsi leggermente inferiori alla effettiva consistenza della popolazione residente o ospitata.

Il documento fondamentale è il  Liber Focorum Regni Neapolis custodito presso la Biblioteca Civica Berio di Genova.

I dati riportati sono stati raccolti e pubblicati per la prima volta da Giovanni Da Molin in  La popolazione del Regno di Napoli a metà Quattrocento (Studio di un focolaio aragonese) Bari 1979. L’Autore fa risalire la numerazione al 1447 mentre Fausto Cozzetto in Mezzogiorno e demografia nel XV secolo, Soveria Mannelli 1986, anticipa la data del censimento al 1443.

Prima di tale periodo, ci si può rifare ai dati delle Subventiones generales angioine del 1276, originali perduti nel rogo degli archivi durante il  secondo conflitto mondiale perpretato dai tedeschi in fuga, elaborati a suo tempo da G. Pardi, I registri angioini e la popolazione calabrese del 1276 in “Archivio storico per le provincie napoletane”, XLVI 1921, basate sul precedente lavoro di C. Minieri Riccio, Notizie storiche tratte da 62 registri angioini, Napoli 1877.

Di recente l’originale di una completa numerazione risalente al 1521 è stato rinvenuto nel British Museum ed è stata integralmente pubblicata da Tommaso Pedio in  Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e la tassazione focale dal 1447 al 1595, in “Studi storici meridionali”, XI 1991, ora nel fondo Beltrami della Biblioteca Provinciale di Bari.

Riassumendo, le numerazioni disponibili sono: 1447, 1521, 1532, 1545, 1561, 1695, 1648 e 166. Altre numerazioni solo per alcune località colpite dalla grande peste del 1656 furono fatte nel 1658. La maggior parte di esse sono disponibili nell’Archivio di Stato di Napoli.

La numerazione del periodo aragonese, riferita al territorio salentino, è stata oggetto di un piccolo studio da parte di Luciano Graziuso, Dinamica della popolazione di alcuni centri salentini (Comparazione degli attuali insediamenti con i “focularia” del ‘400) che riporto in formato .pdf e che potete scaricare nel link in fondo all’articolo.

Per quanto interessa la Contea di Castro e alcuni comuni dei dintorni i dati sono molto interessanti:

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La lettura della popolazione dei 123 centri della provincia di Lecce (qualcuno stranamente assente) riportata integralmente nel saggio di Graziuso permette tante riflessioni sulla ventura e sventura di tanti paesi salentini, come Roca sul mare completamente distrutto, oppure San Giovanni Calavita, centro sul mare dove ora sorge Santa Cesarea Terme, prima abbandonato in favore della popolazione di Vitigliano e poi risorto con un nuovo nome.

Il link al documento

Censimenti della popolazione di Castro dal 1861 al 1971

Riscrivo, per una più facile lettura, in due tabelle i dati della popolazione residente distinte per Frazioni e per Centri Abitati nell’abitato di Castro dal 1861 al 1971 nei vari rilevamenti e censimenti che si sono svolti nei 110 anni di Unità d’Italia.

I dati sono estesi agli altri centri di Diso e Marittima che costituivano amministrazione comune negli anni indicati.

POPOLAZIONE RESIDENTE PER FRAZIONI DI CENSIMENTO
(1) Per il 1861, i dati sono purtroppo aggregati all’intero comune di Diso.
(2) I dati sono relativi alla popolazione presente e non residente

Frazioni1861 (1)1871 (2)188119011911192119311936195119611971
DISO93310451261129013301494154514911475
MARITTIMA8329801196138814081683185120362140
CASTRO267340564702812100511791582180918092053
TOTALE2154203223653021338035504182457551095424

In coda è riportato il dato del 31.12.2010 che riporta la popolazione del Comune di Diso, ridotto ai soli centri di Diso e Marittima per complessivi 3.137 abitanti, mentre il nuovo Comune di Castro, istituito nel 1975, conta da solo 2.495 residenti.

POPOLAZIONE RESIDENTE PER CENTRI ABITATI (3)

(3) Ai censimenti del 1871-1881-1901-1911 la popolazione non risulta suddivisa per singoli centri abitati ma in due categorie “popolazione agglomerata” e “popolazione sparsa”;
(4) Ai censimenti del 1921 e 1931 la popolazione dei centri si riferisce alla popolazione presente.

In questa seconda tabella sono riportati i dati della popolazione presente nei vari centri, con alcuni dati disaggregati per Castro e Castro Marina.

CENTRI ABITATI1921 1931 (2)1936195119611971
DISO13101469154314911469
MARITTIMA14021662183320362140
CASTRO675830983137114391563
CASTRO MARINA145196211370370

I dati nelle due tabelle (per Frazioni e per Centri Abitati) non sono aritmeticamente coincidenti, probabilmente per criteri di rilevamento non conosciuti.

Il dato più significativo, ai fini della Ricerca Genealogica in corso, è la popolazione residente al 1871 per Castro fissata in 267 soggetti.

Se la popolazione dei censiti a tale data, costituisce la fascia degli antenati più prossimi alla discendenza dei viventi attuali nati intorno al 1930,  i 267 soggetti indagati rappresentano quindi i nonni di nostri concittadini ancora in grado di raccontare perfettamente le linee parentali ascendenti.

E con un piccolo sforzo, e l’aiuto degli archivi civili e religiosi, alla individuazione dei soggetti e delle rispettve parentele che costituivano gli 80 soggetti censiti nello Stato delle Anime del 1824.

I Censimenti del 1818 e 1819 della Comune di Castro

Regnante Gioacchino Murat, per sua disposizione, a partir dal 1810 fu dato ordine ad ogni parrocchia del Regno di Napoli di censire tutta la popolazione amministrata. Gioacchino morì nel 1815, ma la disposizione restò almeno fino al 1818-19, anni in cui il curato Tafuri, giusta la vecchia circolare del 12 settembre 1810,  redige  per Castro due succinti e brevi censimenti.

Per alcune parrochie del regno, molti curati si impegnano a riferire quante più notizie possibili, allegando anche piantine del territorio amministrato, mentre lo Stato della Popolazione della Comune di Castro occupa appena una pagina di dati in forma molto sintetica. Nella intestazione è da rimarcare l’uso ormai consolidato del termine Comune e la sua declinazione al femminile, un francesismo che è rimasto invariato finora in tutto il dialetto salentino.

Gli abitanti al 31 dicembre 1818 sono 122.

Per gli adulti, i maschi sono 57, le femmine 48, a cui vanno ad aggiungersi 4 fanciulli e 13 fanciulle (sotto i sette anni), per un totale appunto di 122 cittadini.

Nell’anno successivo, il curato Tafuri , annota per il 1819 una situazione appena un po più articolata per un totale di 128 abitanti così distinta:

Per gli adulti annota tra i maschi 53 soggetti e per le femmine 38, in un apparente inspiegabile decremento se non si tiene conto che la soglia dell’età dei fanciulli sale dai sette ai 14 anni per i maschi e 12 anni per le femmine, che risultano rispettivamente in numero di 17 e di 20, per un totale della popolazione castrense di 128 cittadini.

Gli sposati sono 25, mentre 2 donne risultano vedove e con questi numeri si riassume lo stato civile della piccola comunità.

Un’umanità ancora caratterizzata dalla feudalità di 19 possidenti, dal passato vescovile con 11 preti, e una prevalenza di impiego in agricoltura visto che il numero dei 38 contadini supera di molto quello dei 9 marinai.

Non sappiamo perchè nel febbraio 1820 il curato aggiorna e riscrive il censimento. Forse quello del dicembre passato era molto pasticciato e confuso. I numeri però restano sempre quelli: 53 maschi e 38 femmine , con 17 maschi sotto i 14 anni e 20 ragazze sotto i 12 anni. Si legge ancora che 26 maschi sono celibi, 25 donne sono nubili, 25 sono i soggetti coniugati, ancora 2 le vedove.

Nello stato impiegatizio risultano ancora i 19 possidenti, nessun impiegato ad arti liberali, 11 preti, nessun frate o monaca, 38 contadini, nessun forestiero o domestico, 9 marinari e pescatori, nessun medico.

Nei due censimenti si nota uno squilibrio tra maschi e femmine in favore dei primi per l’età adulta e in favore delle donne per l’età giovanile. Non sappiamo se questo sia un indice di qualche fattore ambientale o sociale o se l’esiguità dei numero possa essere stata condizionata da fatti episodici.

Fonti archivistiche per le ricerche anagrafiche e genealogiche

Premessa metodologica

La ricerca dei dati anagrafici di una persona deve sempre partire da alcuni elementi di luogo, di tempo e di relazione parentale (genitori, coniuge/i, figli). Allo stato odierno non esiste, infatti, alcuna “anagrafe informatizzata” onnicomprensiva (anche se vi sono dei progetti in tal senso).

Occorre quindi sempre basarsi su alcuni dati iniziali e ricercare nel sistema delle fonti archivistiche i dati mancanti per completare i profili anagrafici ricercati. I dati iniziali sono la chiave essenziale per permettere la ricerca negli archivi. Per fare un esempio, se un cittadino argentino di origini italiane scrive chiedendo i dati di suo nonno, nato all’inizio del Novecento in provincia di Asti, i dati iniziali sono del tutto insufficienti per iniziare qualsivoglia ricerca.

Fondi archivistici di comunità religiose

Archivi parrocchiali cattolici conservati nelle varie parrocchie tuttora esistenti.

Serie Registri parrocchiali

I più antichi documenti anagrafici normalmente disponibili sono i registri di nascita e battesimo, di matrimonio e di morte prodotti e conservati dalle parrocchie. Salvo (rare) dispersioni e distruzioni le serie sono complete e disponibili. L’obbligo della tenuta dei registri cosiddetti anagrafici fu stabilito da Concilio di Trento (sec. XVI), ma già in precedenza alcune parrocchie tenevano tali registri. La ricerca dell’atto singolo necessita della conoscenza della parrocchia in cui è stato registrato (nel corso di una vita due coniugi possono registrare il battesimo dei figli in parrocchie diverse, ci si può sposare o morire in una parrocchia diversa da quella in cui si è nati) così come la ricerca è facilitata dalla conoscenza dell’anno, in quanto i registri sono annuali, formano una naturale serie cronologica e non sono sempre disponibili rubriche alfabetiche.

Gli atti di nascita indicano i nomi dei due genitori, se conosciuti, e l’annotazione successiva del/dei matrimoni del nato/battezzato.

Gli atti di matrimonio indicano i rispettivi genitori dei coniugi.

E’ quindi del tutto evidente che con ricerche incrociate sui registri si possono ricostruire alberi genealogici anche complessi.

Serie Stati delle anime

Gli Stati delle anime sono registri in cui il parroco annota i componenti delle singole famiglie. In origine tale registro viene quindi compilato con cadenza annuale, in occasione della Pasqua e della visita delle case, per la benedizione, ma tale consuetudine non sempre viene rispettata.

Per avere informazioni sull’esistenza e la consistenza delle predette serie documentarie ci si può avvalere dei censimenti sistematici che da alcuni anni le diocesi piemontesi e valdostane stanno realizzando con la collaborazione di questa Soprintendenza Archivistica. Si segnala a tale proposito il censimento degli archivi della Diocesi di Aosta (integralmente disponibile in questa Soprintendenza) e i due censimenti in via di conclusione delle Diocesi di Torino e Biella. Sono inoltre state realizzate, con lavori proseguiti per vari anni, dettagliate inventariazioni degli archivi parrocchiali del Vicariato della Valsesia (Diocesi di Novara) e della Valcurone (Diocesi di Tortona).

Alcune curie e singole parrocchie stanno realizzando delle banche dati tratte dai registri parrocchiali: ad esempio presso l’Archivio storico della Curia di Torino è disponibile il data base relativo alle parrocchie della Città per il secolo XIX. Si ha inoltre notizia di un data base in allestimento per la Diocesi di Cuneo.

Risorse informatiche

Archivi on-line nel sito di questa Soprintendenza.

Censimento Diocesi Aosta (previo consenso del Vescovo).

Censimenti Diocesi Torino e Biella, una volta conclusi (previo consenso dei rispettivi Vescovi).

Inventari parrocchie Valsesia.

2

Archivi delle comunità valdesi

conservati presso l’Archivio della Tavola Valdese di Torre Pellice (TO)

Le comunità valdesi dispongono di registri anagrafici risalenti alla fine del secolo XVII molto simili a

quelli delle parrocchie cattoliche.

Risorse informatiche

Inventari e guide archivistiche prodotte dalla Tavola Valdese.

Archivi delle comunità ebraiche

Le comunità ebraiche avevano registri anagrafici (obbligatori nel Regno Sabaudo e nel Marchesato di

Monferrato) equivalenti ai registri parrocchiali cattolici. Purtroppo solo in parte si sono salvati dalle

persecuzioni seguite alle leggi razziali del 1938-39.

Risorse informatiche

Inventari e guide prodotti dalla comunità ebraica di Torino e dalla Fondazione Terracini.

Fondi archivistici comunali conservati nei vari Comuni

Serie Liste di leva

I Comuni, sulla base dell’anagrafe, redigevano ogni anno le Liste di leva contenenti l’elenco di tutti i maschi residenti che avevano raggiunto l’età prescritta per la visita di leva militare (l’età varia a seconda dei periodi, ma per lo più è il 17° o 18° anno). Su tali documenti risultano gli esiti della visita di leva. Un esemplare della lista di leva veniva inviato da ogni comune all’ufficio di leva istituito nel capoluogo, che sedeva in ogni circondario presso la rispettiva prefettura (o sottoprefettura , nel capoluogo del circondario). Le liste di leva erano trasmesse in copia autentica al prefetto.
La leva obbligatoria o coscrizione militare fu una delle prime misure adottate nel 1860 dal neonato Regno d’Italia. Introdotta già dalla riforma La Marmora (20 marzo 1854 n. 1676), con l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia, la leva si rese obbligatoria in tutte le regioni italiane, nel 1862 per i nati nel 1842.

pandetta onomastica e pandetta coeva.
Serie Ruoli matricolari

Negli archivi comunali sono conservati anche i Ruoli matricolari militari, contenenti i dati degli uomini arruolati al servizio militare. Per ogni soldato il ruolo riporta il corpo, il numero di matricola, la data di arruolamento, i gradi, le medaglie, le sanzioni comminate e le eventuali diserzioni. In questi registri annuali i singoli sono inseriti non in base all’anno di nascita ma in base all’anno di inizio della ferma militare. Pertanto riguardano coloro che hanno prestato il servizio militare, non vi risulta chi è stato riformato (ossia giudicato inabile al servizio, motivi di salute) o esentato (motivi familiari), né quelli che non si sono presentati alla visita di leva o alla chiamata per l’arruolamento (renitenti).

Registri parrocchiali

Nel Regno Sabaudo, in base ad un accordo formale con la Chiesa Cattolica del 1837 i parroci erano tenuti a compilare i registri di battesimo, matrimonio e morte in duplice copia, di cui una veniva consegnata all’Amministrazione civile. Per gli anni dal 1838 al 1865 ogni comune conserva pertanto anche i registri parrocchiali delle sue parrocchie.

Stato Civile napoleonico

Lo Stato civile italiano ha un suo breve, ma molto significativo, precedente in quello francese, detto anche napoleonico: dal 1804, in conseguenza dell’annessione all’Impero francese, al 1813 (raramente 1814) in ogni comune piemontese e valdostano si formano i registri comunali di nascita, matrimonio e morte che si interrompono con la Restaurazione (erano compilati in duplice esemplare di cui uno veniva inviato al tribunale territoriale).

Per la redazione e la tenuta dei registri, ma anche dell’intero Codice Napoleonico, si rimanda al testo integrale del CODICE NAPOLEONICO.

Stato Civile borbonico post Restaurazione

I Borboni conservarono lo stato civile napoleonico e di quasi tutto il corpo del codice limitandosi ad abolire l’istituto del divorzio.

Stato Civile unitario

A partire dal 1866 i registri di Stato Civile del Regno d’Italia sono compilati a cura degli uffici comunali ed organizzati in quattro serie: nascita, matrimonio, morte, cittadinanza. Sono molto simili ai registri parrocchiali utilizzando il medesimo sistema di annotazione del matrimonio a fianco dell’atto di nascita.

3

Essendo civili hanno il grosso vantaggio (rispetto ai registri compilati a scopi militari ed a quelli delle comunità religiose) di comprendere i cittadini di entrambi i sessi di qualsivoglia confessione religiosa e gli atei, non battezzati che dalla seconda metà dell’Ottocento iniziano a costituire una significativa presenza. Sono sempre dotati di rubriche decennali che agevolano la ricerca del singolo atto. Infine hanno il pregio di riportare gli atti di stato civile registrati presso i consolati italiani da parte di cittadini italiani che si trovano a soggiornare all’estero.

I registri di Stato civile vengono redatti annualmente in duplice copia, una resta al comune, l’altra viene inviata al tribunale.

Serie Registri della popolazione poi Anagrafe

Dal 1866 si dispone anche del Registro della popolazione, dal 1901 denominato Anagrafe. E’ un documento “dinamico”, ossia costantemente aggiornato, delle famiglie e dei rispettivi componenti. Il foglio di famiglia, intestato al suo capo è istituito al formarsi del nucleo familiare, per matrimonio o per immigrazione da altro luogo, ed eliminato (è il termine tecnico) al suo scomparire (per morte dell’ultimo membro o per emigrazione dell’intero nucleo).

Ogni dieci anni si realizza un Censimento della Popolazione, con i cui risultati tra l’altro viene aggiornata l’Anagrafe e di conseguenza le liste degli elettori.

Risorse informatiche

Inventari on-line nel sito di questa Soprintendenza.

Schede SIUSA degli archivi comunali sul sito http://siusa.archivi.beniculturali.it (Sistema Informativo

Unificato per le Soprintendenze Archvistiche).

Fondi archivistici di enti statali conservati presso gli Archivi di Stato istituiti in ogni capoluogo di provincia.

Archivi degli Uffici di leva

Serie Registri di leva

Un esemplare della Lista di leva veniva inviato da ogni comune all’Ufficio di leva istituito nel capoluogo di mandamento o di distretto giudiziario (dal periodo fascista nel capoluogo della provincia), per gli adempimenti delle visite di leva. In tale Ufficio le liste venivano rilegate ogni anno in un volume, organizzato al suo interno per comune. Dal 1855 il Consiglio di Leva iniziò a compilare altre liste definitive: le Liste di estrazione ove i nominativi degli stessi coscritti sono posti nell’ordine dato dall’estrazione a sorte, come prescritto dalla legge sull’arruolamento. Da allora sono queste a contenere per ogni nominativo, accanto ai dati già indicati dal comune: luogo e data di nascita, paternità e maternità, indirizzo di residenza, i dati rilevati nel corso della visita del Consiglio di leva ( a volte risultano il livello di istruzione, il mestiere, alcuni caratteri somatici: il colore degli occhi, dei capelli e la forma del naso) nonché le determinazioni definitive del Consiglio stesso (abile e arruolato in quale delle tre categorie, rivedibile alla ventura leva, riformato o renitente). Questi registri, trascorsi 70 anni dall’anno della leva, vengono consegnati all’Archivio di Stato compente per territorio, ove sono liberamente consultabili.

Sotto un esempio di Ruolo matricolare (Pandetta)

Le liste della Provincia di Terra d’Otranto (Distretto di Lecce) sono conservate presso l’Archivio di Stato di Lecce. Gli elenchi sono scaricabili on line. Questo il link al pdf del 1859.

Presso l’Archivio di Stato di Taranto(TA) sono conservati solo i Ruoli Matricolari delle classi 1843-1865 . Dalla “Guida generale degli archivi di stato,volume IV, ad vocem Taranto pagina 271:
vedi:
http://www.maas.ccr.it/PDF/Taranto.pdf

<< D i s t r e t t o m i l i t a r e d i T a r a n t o , voll. 115 (classi 1841-l 865). Inventario sommario 1972.
< Ruoli matricolari > classi 1843-l 865,voll. 62. < Rubriche alfabetiche dei ruoli matricolari) classi 1841-1865, voll. 53.
Per le classi 1866-1903 vedi Guida, 11, AS Lecce, p. 512. >>

Sono conservate però le Liste di Leva :

U f f i c i o  d i  l e v a  d i  T a r a n t o , voll. 419, bb. 9 e regg. 9 (classi 1868-1921).
Inventario 1973.
L’ufficio è stato soppresso con la legge generale di riorganizzazione 14 febbr. 1964, n. 237.
< Liste di estrazione > classi 1868-l 890, voll. 113. < Liste di leva > classi 1880-l 913, voll. 123. < Liste di revisione dei riformati > classi 1874-1920, voll. 169. < Registri sommari delle decisioni del consiglio di leva sedente in Taranto > classi 1879-l 892,
volI. 14. <Fascicoli personali dei riformati sottoposti a revisione> classi 1900-1920, bb. 9. Le liste di leva del 1921 (regg. 9) sono state versate dal distretto militare di Lecce.
Vedi inoltre :
http://www.archivi.benicultura…..indice.htm
dove nell’Indice Alfabetico dei Fondi è scritto:

Distretto militare di Taranto (classi 1843-1865)

In modo molto molto sintetico.

Presso l’archivio di stato di Lecce (LE) sono conservati invece :
Dalla “Guida generale degli archivi di stato,volume II alla vocem Lecce pagina 512:

<< Distretto militare di Taranto, regg. 428 (classi 1866-1903). Inventario 1974.>>
Vedi :
http://www.maas.ccr.it/PDF/Lecce.pdf

I Ruoli Matricolari del Distretto Militare di Taranto per le classi 1866-1909 sono conservati tutt’ora presso l’Archivio di Stato di Lecce(LE). Attualmente per lavori in corso dal 06 luglio 2011 sono inibiti dalla consultazione.

Sono però consultabili presso l’Archivio di Stato di Lecce le “Rubriche alfabetiche per cognome” delle classi 1866-1909 che in Archivio chiamano in gergo “Pandette “.

Infatti presso l’Archivio di Stato di Lecce vi è : DISTRETTO MILITARE TARANTO regg. 482(1866-1909)

Ruoli Matricolari: classi 1866-1909,regg. 378; registro preparatorio al ruolo 1869-1879, reg.1 ; rubriche per le classi 1866-1909,regg.103.

I Fogli Matricolari dell’ex Distretto Militare di Lecce hanno come inizio l’anno 1900 (millenovecento) e come anno finale il 1921 (millenovecentoventuno) . Non sono sicuro dell’anno finale, ma so che nulla vi era dei nati e delle classi precedenti l’anno 1900(millenovecento).

Mi devo accertare e ve lo farò sapere Lunedì prossimo se i Fogli Matricolari del distretto di Taranto sono stati versati presso l’Archivio di Stato di Lecce (LE).

Informazioni più dettagliate potrà averle dall’attuale “Centro Documentale di Lecce(LE)” : << Il Centro Documentale di Lecce è l’erede diretto del Distretto Militare di Lecce (5°), istituito nel dicembre 1870.  Retto da un Colonnello, è sito in Via Col. Costadura 1, ed è aperto al pubblico dal Lunedì al Giovedì dalle 08.30 alle 12.00 e dalle ore 14.00 alle 16.00 ed il Venerdì dalle 09.00 alle ore 11.30.

Sospesa la Leva, il Centro svolge prevalentemente attività documentale, rivolta al personale che ha terminato il servizio militare, informativa, per chi cerca informazioni sull’arruolamento e la riserva e di servizio per altre istituzioni come i Comuni o l’INPS.

Il Centro è competente per la provincia di Lecce, Brindisi e Taranto.>>

Tratto dal sito web: http://www.esercito.difesa.it/…..Lecce.aspx

Per la consultazione dei registri degli Uffici di Leva non si dispone, tranne qualche eccezione, di banche dati informatiche né di rubriche alfabetiche tradizionali.

Pertanto se, non conoscendo il comune di origine, ci si rivolge all’Archivio di Stato, si consideri che le ricerche richiedono prolungate consultazioni dato che nei registri ivi conservati confluiscono i dati dell’intera provincia (es. a Cuneo comprendente 250 comuni), il che comporta, in mancanza di indici, la necessità di sfogliare, pagina per pagina, vari registri (a Cuneo sono quattro per ogni anno di leva).

Archivi dei Distretti Militari

Serie Ruoli matricolari militari

Nei Distretti Militari i Ruoli matricolari, annuali e divisi in tre categorie, erano utilizzati per attribuire ad ogni soldato un’identificazione certa. Il militare vi si trova inserito nell’anno di inizio della propria ferma (ossia di immissione al servizio militare), in quella delle tre categorie a cui è stato assegnato nella visita di leva, e gli viene attribuito un numero di matricola; anno e matricola con cui il soldato da allora è individuato in modo univoco.

I ruoli matricolari contengono la sintesi dell’intero servizio militare prestato dal soldato: dove e quando si è svolto; sono evidenziate le partecipazioni alle campagne militari, risultano eventuali demeriti o distinzioni nel servizio. Le registrazioni sono considerate complete ed aggiornate quando terminano con la data di collocamento in congedo illimitato.

Come già accennato l’inserimento in tali ruoli non avviene per anno di nascita ma per anno di inizio della ferma militare, pertanto, per rintracciare la registrazione di un soldato, la ricerca va fatta nei volumi di alcuni anni contigui (considerato che poteva ottenere proroghe, anche di più di un anno, per l’inizio del servizio militare) nelle tre categorie dei vari distretti esistenti in quella provincia (ad es. in Provincia di Cuneo i Distretti Militari erano due, a Cuneo e a Mondovì).

I ruoli matricolari militari dei Distretti Militari sono versati all’Archivio di Stato della provincia di pertinenza allo scadere del settantesimo anno dall’immatricolazione; lì sono consultabili nel rispetto delle norme a tutela della riservatezza dei dati personali (devono essere trascorsi 70 anni dalla registrazione dei dati soggetti a riservatezza, settantennio che ad oggi non è ancora concluso se al termine del periodo di servizio obbligatorio il soldato rinnovò la ferma restando in servizio). I Distretti, al momento del versamento all’Archivio di Stato, consegnano anche le rubriche alfabetiche che costituiscono tuttora lo strumento fondamentale per le ricerche.

Risorse informatiche

Negli Archivi di Stato si sta lavorando all’informatizzazione degli indici alfabetici, ma non esistono ancora banche dati informatiche complete dei soldati iscritti. Per lo più si dispone solo di rubriche alfabetiche cartacee, in alcuni anni distinte per ognuna delle tre categorie (si pensi che, in origine, i soldati vi erano elencati solo nell’ordine alfabetico della prima lettera del cognome). Da quanto esposto si deduce che è sempre consigliabile iniziare le ricerche dall’Archivio del comune di origine e nell’eventualità che, non conoscendolo, ci si rivolga all’Archivio di Stato si deve rilevare il mandamento, il distretto, o qualsiasi riferimento territoriale utile a circoscrivere l’ambito delle ricerche.

Serie Fascicoli personali dei soldati e dei graduati

In alcuni casi il collocamento in congedo illimitato non è ancora stato registrato nei Ruoli matricolari versati all’Archivio di Stato ed il personale del Distretto Militare saltuariamente si reca in Archivio di Stato ad inserire le registrazioni ancora mancanti. Quando il foglio matricolare non risulta completo è possibile tentare un’ulteriore ricerca nei Fascicoli personali dei militari che, analogamente ai ruoli, sono stati versati dal Distretto Militare. I fascicoli sono articolati in due sezioni: Truppa e Sottufficiali, in cui i militari sono collocati per anno di nascita. Ad es. all’Archivio di Stato di Cuneo i fascicoli personali della truppa sono stati consegnati solo dal 1915 in poi, mentre per i sottufficiali i più antichi risalgono alla metà del secolo precedente. La documentazione degli ufficiali invece non è versata agli Archivi di Stato, ma risulta che venga concentrata a Roma.

Archivi dei Tribunali

Stato civile napoleonico

Si tratta del secondo esemplare dei registri di nascita, matrimonio e morte compilati nei Comuni per gli anni 1804-1813 che veniva consegnato al tribunale territoriale. Tale documentazione, quando non è andata dispersa, si trova ora conservata presso l’Archivio di Stato della rispettiva provincia.

Stato Civile

A partire dall’anno 1866 i tribunali ricevono, per la conservazione di sicurezza, dai vari comuni su cui hanno la giurisdizione, un esemplare delle serie di registri annuali dello Stato Civile integrato con le Pubblicazioni di matrimonio, che costituiscono un’ulteriore serie, e con gli allegati. Si segnala che questi ultimi contengono dei documenti interessanti e non reperibili altrove come i certificati medici che sono inserti negli allegati degli atti di morte. Anche tale materiale è liberamente consultabile negli Archivi di Stato in quanto anteriore all’ultimo settantennio.

Risorse informatiche

Si ha notizia di un progetto, esteso a livello europeo, della Genealogical Society of Utah (Chiesa mormone) di acquisizione della copia degli archivi contenenti dati anagrafici. Anche in Italia l’intervento è stato avviato e per i primi anni è stato realizzato con la microfilmatura dei registri parrocchiali e degli archivi dello Stato Civile di vari tribunali. Ultimamente, per i nuovi interventi, hanno adottato la scannerizzazione ed acquisizione delle immagini in formato digitale. La Genealogical Society ha consegnato agli Enti conservatori degli archivi riprodotti un esemplare della copia eseguita.

GLOSSARIO

Filza: – raggruppamento di atti pervenuti, con o senza nesso tra di loro, o anche quaderni o registri, che venivano originariamente infilzati su un ago posto in posizione perpendicolare al tavolo di ufficio e successivamente, quando raggiungevano una certa voluninosità, sfilati per essere cuciti oppure legati con spago o nastro. cfr “Dal documento la storia…., a cura di M. Concetta Ingrosso Gloria, Archivio di Stato Lecce, Congedo editore,1988 pagina 88.
Generalmente si intende un insieme di documenti legati, ovvero rilegati dal dorso da un filo che gli tiene uniti.
Pandetta: – La pandetta comunemente intesa come una rubrica a volte coeva della documentazione archivistica. Ovvero quello che oggi diremo “strumento di corredo”. La pandetta è generalmente una rubrica ove è riportato il cognome, nome, oggetto dell’atto, segnatura archivistca della “pratica”. La pandetta è solitamente alfabetica, ma non sempre.

 

Stato dell’Anime – 1765 – Ortelle

Citato più volte in tante pubblicazioni sulle dinamiche del settecento nel Salento e in Puglia, finalmente una copia cartacea del censimento del 1765 a cura di Don Giuseppe Vito CONTE. Pubblicato con un breve commento da Filippo CASARANO col titolo “Classi sociali e condizione economica nel Casale di Ortelle” in Note di Storia e Cultura Salentina – Argo – Anno XII – 2000 – pagg. 69-76, il censimento è significativo perchè al contrario dei striminziti Stati delle Anime del settecento, questo elenco dei cittadini di Ortelle è straordinariamente esaustivo anche della condizione sociale e professionale degli abitanti del Casale ortellese.

Insieme al censimento del Catasto Onciario del 1742, definisce in modo perfetto lo stato anagrafico e sociale del casale di Ortelle per tutto il settecento. Su richiesta dall’autorità civile, per smentire le allarmistiche notizie sui danni della carestia del 1764, il reverendo Giuseppe Vito CONTE estende un dettagliato elenco dei cittadini ortellesi tra cui conta 10 religiosi e 280 laici raggruppati in 55 famiglie (da uno fino a dodici membri).

Le considerazioni di Filippo CASARANO a commento sono in fondo la lettura del documento stesso a cui rinvio.

Nel “Stato dell’Anime del casale d’Ortelle fatto a norma e per obbedire ai vener.mi ordini Reali e del Vescovo di Castro, dall’Arcip.e D. Gioseppe Vito Conti nel mese di gennaio 1765” ci interessa segnalare, oltre all’uso di apostrofare senza problemi il “delle” al femminile plurale davanti alla vocale, la presenza dei cognomi storici di Ortelle tra cui i Carluccio, i Picci, i Micello, i Strambaci (Strabaci), i De Luca (Deluca), i Maggio, i Pede, i Donadeo, i Rizzo, i Mauro, i Buffo, i Panico, i Rizzello (Rizzelli) e i Casciaro.

Scomparsi i cognomi dei Conte (le cui proprietà si trasmisero probabilmente su linee femminili alle nuove famiglie Tronci), gli Abbate, i Fino, i de Giorgi.

Il cognome Motole proveniente da Poggiardo (Antonio Motole da Poggiardo risiede in Ortelle con famiglia), si estinguerà lasciando un soprannome diffuso in Castro tra i Carrozzo, mentre il cittadino Massafra Saverio di Depressa, che risiede in Ortelle al servizio dell’Intendente del Conte di Castro, probabilmente diffonde il cognome dei Massafra.

Il notaio Saverio De Giampaulis se ne viene da Melissano con tutta la famiglia e probabilmente è l’origine della dispersione del cognome in ambito ortellese.

Non sono ancora presenti i Pelusio, i De Pierri, i Cazzato, i Tronci, ecc..

A questo punto basterebbe uno Stato delle Anime dei primi dell’ottocento per saldare la popolazione ortellese vivente con questi 290 cittadini del setetcento. E questo sarà il prossimo impegno.

 

La copia in .pdf della pubblicazione QUI