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Gli ultimi feudatari di Castro | Contea di Castro

Gli ultimi feudatari di Castro

Il casato dei baroni ROSSI ultimi feudatari di Castro e di Caprarica.

I Rossi, civile famiglia napoletana di mercanti, che spesso è confusa con altre omonime nobili famiglie, è stata padrona della città di Castro e dei casali di Vignacastrisi, Vitigliano, Cerfignano, Diso, Spongano (un tempo formanti il contado di Castro). La baronia di Ortelle è stata staccata e concessa al vescovo di Castro, Agostino GORGONI da almeno il 1782, che in quella data è anche barone di Miggiano.

Il ricco negoziante Gennaro ROSSI figlio di Giovan Battista, da Napoli, acquista dalla Regia Corte, per ducati 96.000, con un atto dell’ 11 ottobre 1785 del notaio della Regia Corte, Antonio MARINELLI, il feudo di Caprarica di Lecce. Le trattative di acquisto erano in verità già avviate dallo zio Giovan Battista a partire dal 1780.

Esistono due tele della seconda metà del settecento di proprietà dell’Avv. Edoardo ROSSI, discendente, raffiguranti il primo barone di Caprarica, Giovanni Battista ROSSI (questa epigrafe è ben visibile sul bigliettino che reca in mano il barone nel dipinto) e la sua consorte. Gli atti acquisto del feudo di Caprarica dai vecchi feudatari i Giustiniani, tuttavia, prevedevano la vendità senza il privilegio di fregiarsi del titolo nobiliare che probabilmente avverrà alla morte dell’ultimo titolare dei vecchi feudatari.

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In questo periodo, il napoletano Giovanni ROSSI (detto Giobbatta) effettua una serie di acquisti di feudi in Terra d’Otranto, perfezionati e portati a termine sempre dal figlio Gennaro, tra cui, come già detto, la contea di Castro; essendo morto senza eredi il barone Gioacchino LOPEZ DE ZUNICA nel 10/10/1777, ed essendo, perciò, la contea di Castro ricaduta sotto il Regio Fisco (demanio statale), la contea viene acquistata in asta pubblica, e scritturata con un atto del 11/10/1785.

Con un successivo atto notarile del 07/10/1804, il conte Gennaro ROSSI passa la contea al nipote Giovan Battista, figlio di suo fratello Gaetano.

rossi

Lo studioso Montefusco afferma, ancora, che due terzi del feudo dei laghi Alimini (l’altra quota è di pertinenza della Mensa Arcivescovile di Otranto) nel 1789, di proprietà del barone di Pisignano, Marcello SEVERINO, vengono ceduti a Gennaro ROSSI, figlio di Giovan Battista, barone di Caprarica. Anche qui nel titolo succede il fratello Gaetano, verso il quale la Regia Camera della Summaria invia la lettera di significatoria per il pagamento del relevio nel 1802, una tassa da pagare allo stato per il subentro nel titolo feudale. La circostanza è confermata dagli atti di vendita (1903) ai Tamborrino di Maglie della quota posseduta dai Rossi, mentre la quota della Mensa arcivescovile è probabilmente passata al Demanio statale.

La proprietà del barone di Castro sui laghi Alimini spiegherebbe anche la lunga tradizione dei tenutari dei laghi da parte di alcuni cittadini di Castro.

Il feudo di Caprarica viene posseduto e passa, già intorno al 1790, a Liborio ROSSI che, nel 1798, acquista da Francesco SEVERINO, conte di Pisignano, anche il feudo di Seclì. I baroni ROSSI continuano la discendenza, sul feudo di Caprarica, con Liborio, a cui succede il figlio Carlo. La discendenza dinastica dei ROSSI, in Caprarica di Lecce, si conclude con Margherita, Costantino, Carlo, Gennaro, Celestina, Raffaela ed Agata; dalla primogenita Margherita coniugata con Crescenzo CARROZZINI nascono i figli Luigi e Lucia. Tra tutti i fratelli, Carlo ROSSI risulta essere l’ultimo barone di questo ramo e con lui si estinguono tutti i casati baronali in Caprarica.

A Castro, ormai smembrato il feudo e svuotato di ogni significato il sistema feudale, il titolo di barone si estingue con Colomba ROSSI, moglie del barone Andrea DE ROSA che aliena le ultime proprietà di famiglia (mura e castello) a privati cittadini di Castro e al GUGLIELMO di Vignacastrisi. Molto probabilmente, molti degli immobili avuti in uso feudale, nel corso della permanenza nel titolo della casata dei Rossi furono acquistati dal Regio Demanio a titolo personale per cui liberamente disponibili e alienabili.

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