Ominimie e naufragi

Non è una bella cosa in una ricerca genealogica trovare il nome del padre uguale a quello di un figlio. I casi sono due, o hai sbagliato tutto di una generazione oppure stai scrivendo il nome di uno sfortunato nato già orfano. E questa è proprio la storia di De Santis Giacomo padre e figlio, ma anche del fratello e zio De Santis Angelo, di un Panaro dal nome ignoto e di un quarto castriota morti in mare il 15 gennaio del 1932. La più grande tragedia in mare che si ricordi, e dopo quell’avvenimento si trovarono i soldi per dare mano alla costruzione di una decenza di porto, quello che ora è noto come Porto Vecchio.

I ricordi parlano di una giornata di pesca al largo dei laghi Alimini con la tramontana in rinforzo. Il battello si rovesciò buttando a mare tutti e quattro. Giacomo, quattro figli piccoli e uno in arrivo, il più forte di tutti e riuscì a legarsi un remo sotto la pancia e a nuotare fino all’imboccatura del porto di Otranto. L’equipaggio della motonave che uscì dal porto appena lo avvistò lo tirò su nel momento in cui spirava. Non ci fu modo di portarlo a Castro, non si trovò un carretto, un camion o una carriola. Fu sepolto a Otranto per più di dieci anni, poi la moglie Annnuziata Rizzo, che lo pianse fino all’ultimo giorno della sua vita, si portò le sue ossa al paese. Degli altri tre non si trovò mai il corpo.

Angelo lasciò quattro bambine orfane, la moglie di Giacomo, Annunziata, incinta, chiamò il nuovo nato Giacomo come il padre.

Se qualcuno mi aiuta ad identificare gli altri due mi farà un grosso favore.

 

 

i Peppentoni (Lazzari) a Castro

Come spesso succede la contrazione di un doppio nome di battesimo genera un nuovo nome che spesso, per la peculiarità, diventa un vero e proprio soprannome familiare. In Castro la diffusione del nome Ippazio e del doppio nome di battesimo caratteristico dell’800 ha generato molte sintesi. Tra queste Patuccio, probabile contrazione di Ippazio (Pati) Antonio (Uccio), oppure Pativito (Ippazio Vito), in quanto spesso il nome Ippazio deriva facilmente nel diminutivo Pati. Giuseppe Antonio Lazzari non scappò a questa regola e divenne Peppentoni e da qui così soprannominati i suoi numerosi discendenti.

I Peppentoni sono un ramo particolare dei Lazzari in Castro, tra i primi abitatori in forma stabile della marina. Figli di Pantaleo, Giuseppe Antonio, Giovanni e Annunziata colonizzarono, assieme ai Capraro, la nascente colonia marina assumendo una particolare individualità nei numerosi rami dei Lazzari in Castro.

L’esame della genealogia individua alcune caratteristiche già osservate nella ricerca genealogica in corso. Famiglie molto numerose, matrimoni tra consanguinei e alcune particolarità già riscontrate in altri gruppi familiari.

 

Non bisogna pensare ai Peppentoni come un gruppo chiuso, autogenerato, benché a un esame sommario si veda ricorrere in modo esclusivo il solo cognome Lazzari tra gli ascendenti e i discendenti. La madre di Peppentoni (Frassanito Carmela) è di Marittima, sua moglie Lazzari Annunziata proviene da un ramo ben distinto dei Lazzari (figlia di Lazzari Ippazio Antonio e Fersini Filomena). Come spesso si è rilevato l’apporto genetico femminile extracittadino è molto forte in tutto l’800, seppure la perdita del cognome femminile nella registrazione anagrafica ne fa perdere la immediata constatazione. Anche i Lazzari non appaiono completamente indigeni avendo rilevato una massiccia derivazione da un antenato nocigliese.

Tuttavia nel nucleo esaminato sono presenti tutte le peculiarità delle piccole comunità chiuse, molte ancora comuni come la paternità della sola madre, altre abbandonate come il matrimonio tra consangunei (cugini) o il matrimonio di fratelli con la stessa moglie (vedova).

La sorella di Giuseppe Antonio, Annunziata, non coniugata, genera Lazzari Giuseppe, da cui un’ampia discendenza di cognomi in Lazzari. Giuseppe Lazzari tra l’altro sposa Virginia Lazzari (sua cugina) figlia di Giovanni suo zio. Nonostante la perseveranza del cognome Lazzari in questo imparentamento l’esame del diagramma ci dice che concorrono al patrimonio genetico della successiva prole ben tre soggetti estranei al gruppo come l’antenata Frassanito Carmela, la madre di Virginia Domenica Carrozzo, e il padre naturale di Giuseppe, ignoto, probabilmente esterno alla consanguineità.

Altri cicli di consanguineità si rilevano nelle successive discendenze e sono stati evidenziati nel diagramma con i flussi opportunamente colorati.

La particolarità più evidente è tra i figli di Peppentoni, Amedeo e Luigi che sposano la stessa moglie. Siamo al terzo caso riscontrato durante lo studio degli imparentamenti tra castrioti negli ultimi due secoli. Alla morte del primo marito Amedeo che i più vecchi ricordano morire con lo scoppio accidentale di esplosivo nei locali dell’attuale ferramenta Fersini di via Di Mezzo, la moglie vedova sposa uno dei suoi fratelli. Mentre nel caso di morte prematura della moglie è facile osservare un nuovo matrimonio del vedovo con persona completamente estranea, nel caso di morte prematura del marito, si riscontra generalmente una lunga vedovanza e in questi casi un nuovo matrimonio nell’ambito familiare.

Le ragioni di queste nuove unioni possono nascere da molti fattori probabilmente sociali ed economiche. Una forte promiscuità familiare, gli interessi comuni del clan familiare allargato, l’assenza di soggetti coetanei, ragioni di mutua solidarietà. I matrimoni di questo tipo sono tranquillamente accettati dalla Chiesa che rispetta alla lettera il precetto “finché morte non vi separi“. Mentre il rapporto tra zio-nipote resta ostativo a ogni forma di matrimonio (sia in campo civile che religioso) lo scioglimento per morte della parentela tra cognati è totale per cui nulla impedisce il matrimonio della vedova con qualunque soggetto a lei non ascendente o discendente. Anche dal punto di vista genetico non si riscontrano riserve essendo la prole generata (fratellastri) impedita al matrimonio interno.

Non sappiamo se questo tipo di doppio matrimonio femminile, ormai abbandonato, abbia anche fondamenta nelle tradizioni culturali o religiosi. Non si può non pensare, infatti, al precetto biblico imperante tra il popolo ebreo per cui alla morte del fratello sposato era dovere di un altro fratello dare prole alla moglie rimasta vedova. Il peccato di Onan, uno dei più grossi equivoci della storia, fu appunto quello di non aver dato prole alla cognata pensando soltanto a divertirsi con lei senza fecondarla.

Giuseppe Antonio nacque nel 1866 ed ebbe figli (i Peppentoni appunto) molto conosciuti in paese ed anche fuori essendo presenti nella marina di Castro luogo di villeggiatura di tutto il mondo.

Ricordiamo Mario, nella foto sopra, Antonio, al secolo Mesciu Ntunucciu, falegname, artista, puparo, Angelo, detto Nino morto a Pola per gli esiti di malattie contratte durante la guerra. Anche Maria sposata a Vignacastrisi subì la morte del marito per le stesse ragioni. Tra i nipoti, ancora in attività dalle parti del porto, Angelo detto Mulese per via dell’abitudine di ripararsi le reti da solo come da tradizione dei marinai di Mola, mentre a Castro questa attività è caratteristica delle sole donne.

 

i Panaro a Castro

Completata la sgrossatura dei Panaro, il cui cognome è arrivato in Castro circa una ventina d’anni prima dell’Unità d’Italia. Pubblico il diagramma con qualche rifinitura ancora da fare per qualche confronto.
La ricerca, in generale, prosegue principalmente col metodo di creare un reticolato di supporto costituito dagli ascendenti e dai discendeti che portano un cognome “raro”, quali appunto i Panaro, i Valguarnera, Ciullo, Fedele, Boscaglia, Pilon e Antonelli. Questi cognomi hanno il pregio di rappresentare capostipiti della metà dell’800 i cui discendenti non hanno contratto matrimoni nel loro interno ma si sono consolidati con unioni tra cognomi indigeni e sopratutto tra gli stessi nuovi cognomi. Su questa trama facilmente identificabile e certa, si stanno sovrapponendo le grosse aree più antiche e differenziate dei cognomi locali (Fersini, Ciriolo, Lazzari, Rizzo, ecc..).

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I Panaro hanno appunto questa particolarità riscontrabile nei nuovi cognomi di non presentare matrimoni al suo interno ma di essersi legati a pressoché tutti i cognomi locali più comuni.

Il capostipite è Vito, l’età potrebbe essere quella di un garibaldino, e pare che il figlio Filadelfio raccontasse di un ammutinamento a Napoli durante il servizio militare per aggregarsi a Garibaldi. Potrebbe essere venuto in Puglia alla fine dell’avventura. Altri sostengono la tesi della provenienza albanese. Anche questo potrebbe essere un equivoco derivato dalla presenza di una nuora del capostipite originaria di Poggiardo con cognome Albanese (Santa). La seconda fase della ricerca si incaricherà di risolvere questi dubbi non appena si avrà una sufficiente strutturazione di tutto quello che la semplice memoria degli abitanti può portare a galla. Ricordo che la consultazione dei tanti stati di famiglia non è per niente agevole se non si costruiscono preliminarmente delle mappe sufficientemente strutturate come si sta facendo in questa fase.

Vito sposa una Coluccia (Sabbatina) il cui nome di battesimo si è perso. I figli più importanti dal punto di vista genetico sono Salvatore, Filadelfio e Santo Paolo Vito. Antonio Gabriele noto come Ntoni Lia sposato con un’Abbondanza non avrà figli, mentre Andrea sposato con la poggiardese Albanese Santa, pure loro sterili decideranno di crescere in famiglia una bambina, Cesira Fedele, che da allora sarà ricordata come la Cesira de Mescia Santa essendo la madre adottiva appunto maestra sarta.

Da Salvatore, sposato con una donna di Torchiarolo, verrà fuori il ramo dei Panarielli, formato pricipalmente dal figlio Gabriele, da cui ancora Salvatore (+Pilon), Vittorio (+Ciriolo), ecc. e poi ancora il turno dei Gabrieli, ecc. fino ai bisnipoti attuali ancora col nome di battesimo preservato di Salvatore.

Filadelfio si sposa con l’unica figlia di Mariano Valguarnera, Bartolina, nome ancora conservato in Castro. L’altra figlia di Mariano, Angela, andrà a sposarsi ad Uggiano La Chiesa. Se nella discendenza di Salvatore troviamo nomi di battesimo come Esterina o Settimia, in quella di Filadelfio (anch’esso ricordato ma non propagato) troviamo chicche come Germano, che a sua volta chiamerà una figlia Fiorentina. Giuseppa si sposerà due volte con fratellastri di cognome diverso.

Dal terzo fratello, Santo Paolo Vito il caso opposto di Gemma, figlia che sposa in seconde nozze un vedovo (Fersini Bernardino), il più famoro Ancileddru, padre di Torero.

i Pilon a Castro

Strutturati anche i discendenti e gli affini al capostipite dei Pilon in Castro. Ricordiamo sempre che la genealogia non è portare un particolare cognome. Anche se per comodità ci piace isolare i soggetti in base al cognome che portano è chiaro a tutti che una nipote che porta un cognome diverso dal capotispite, in questo come in tutti i casi, è sempre più geneticamente affine a al capostipite che non un trisnipote che conserva poco dei suoi geni ma intatto il cognome. Questo preambolo per rendere giustizia nella nostra ricerca ai tanti apporti femminili che nella trasmissione vengono sempre persi.

Come abbiamo già detto in altri post sulla rigerca parentale dei cittadini di Castro negli ultimi due secoli, l’apporto di nuovi soggetti è consistente, ma mentre ricordiamo velocemente i capostipiti dei cognomi “rari” come Pilon, Ciullo, Valguarnera, Panaro, Fedele, Boscaglia, ecc.. non ricordiamo affatto le tante madri dal cognome ormai inevitabilmente scomparso. Più indietro va la ricerca e l’assemblaggio parentale più ci si accorge che il matrimonio tra consanguinei (cugini di primo o secondo grado) è significativo solo nel secolo appena passato.

Come per Mariano Valguarnera, anche Pilon Aniceta arriva a Castro sposato con una donna non del posto. Dal cognome e dalle testimonianze parrebbe originario del Nord-Ovest dell’Italia, in realtà Aniceta Pilon e la moglie Francesca CARACCIOLO sono registrati ufficialmente come nati a Spongano.

Il nome Aniceta non viene diffuso, mentre è ricorrente il nome Rocco e la scelta di nomi di santi famosi. Rarissimo il nome di battesimo Annunziata, che è praticamente sempre presente in tutte le altre famiglie castriote fino ad almeno gli anni ’70. Nessun matrimonio al suo interno, mentre si imparenta con tutti i principali cognomi “indigeni” e qualcuno “raro”. Ottima per la ricerca.

Segnalate le incongruenze e se potete collaborate per le mancanze.

Gli altri articoli sugli imparentamenti li trovate usando nella ricerca del Blog il tag “genealogia”.

 

i Ciullo a Castro

Immigrazione proveniente, per capostipite del cognome, da Vitigliano. Antonio Maria Ciullo, figlio di Ippazio Pasquale, nasce nel paese dei Ciullo ma si sposta a Castro per sposare Maria Ciriolo (di Giuseppe e Francesca Lazzari). Siamo ancora nello stato borbonico quando la famiglia è ormai completa: Salvatore e Giuseppe Ippazio che trasferiranno il cognome, la figlia Addolorata Petrina, sposatasi poi con Fedele Schifano e Don Gabriele Ciullo, personaggio storico della comunità castriota.

L’albero è strutturato senza i soggetti più giovani ad eccezione di alcuni rami che presentano un matrimonio interno alla discendenza (non consanguineo).

Per gli antenati, Giuseppe Ippazio sposa Assunta Rizzo, da cui ben tre figli maschi tra cui Laurato (Onorato), che nella linea dei nipoti diventerà Onorato, un Gabriele in onore dello zio prete e ultimo noto Angelo Antonio a sua volta padre di Salvatore detto Pupiddru.

L’altro figlio del capostipite Antonio Maria, Salvatore (1844) sposa la nocigliese Carmela Puce e non trasferisce il cognome avendo solo figlie femmine tra cui Maria Annunziata, sposa di Rosario Lazzari e madre di Antonio noto studioso di geologia.

Don Gabriele Ciullo (1854-1934) - Parroco di Castro

L’unica figlia di Antonio Maria e Maria Ciriolo è Addolorata Petrina, col secondo nome di battesimo che sembra l’alterazione di Pietrina (Boccadamo) andata in sposa a un Ciriolo forse imparentato con la madre Maria (1813).

La presenza della nocigliese Carmela Puce, moglie di Salvatore, e l’origine nocigliese dei Lazzari che si imparentano con le figlie di Salvatore, fannno pensare a un blocco di famiglie “di garanzia” tra Puce, Lazzari e Ciriolo. Altra Rosa Puce sposa in quel periodo Ippazio Fersini, fratello di Giusepppa e Donata, due sorelle che sposano i primissimi fratelli Lazzari (Giovanni e Domenico).

Come per gli altri rami sono gradite le integrazioni e le correzioni.

i Valguarnera a Castro

Mariano Valguarnera, ufficiale originario di Palermo, arriva a Castro da Augusta con la moglie Maria Silvestri e due figli già nati ad Augusta: Giovanni e Carmelo (1865). A Castro la famiglia si completa con la nascita di Vincenzo, Michele e due figlie Bartolina e Angela. Carmelo verrà ricordato per suonare l’organo in chiesa, suo fratello Vincenzo per cantare nel coro. Angela andrà via a sposarsi a Uggiano la Chiesa mentre Bartolina sposa uno dei figli dei capostipite Vito Panaro, Filadelfio. Michele emigra a Vignacastrisi. I due rami più numerosi sono quelli di Giovanni e Carmelo, caratterizzati da nomi di assoluta originalità come Orlando, Attilio, Zemira, Carmelita, Viola, Laurente, Clara.

Anche in questa famiglia col tempo si ritrovano i nome devozionali o parentali caratteristici, anche se solo femminili, come Annunziata o Dorotea. Forse pure Michele il figlio spostatosi a Vignacastrisi.

Ricordo che il “maschile” di Annunziata in Castro non è Nunzio o Annunziato. Il termine Nunzio è piuttosto raro, mentre per Annunziato il nome si ritrova solo in due soggetti in circa 4000 soggetti già imparentati. La devozione al “maschile” alla Madonna dell’Annunciazione si esprime col riferimento agli angeli. La somma degli Angelo, Gabriele, Arcangelo, Michele, ecc. difatti pareggia il femminile Annunziata, che osserviamo presente in quasi ogni famiglia di Castro.

Da segnalare tra i nipoti di Mariano, Rosario figlio di Carmelo, che realizza un filotto di 9 figlie femmine.

i Calora a Castro

Il gruppo pare riassumersi tutto sul capostipite Giuseppe. Oltre ad alcuni classici intrecci con una famiglia Lazzari, tutto sommato comuni nella comunità, il gruppo presenta una peculiarità rispetto agli altri clan familiari di Castro che al contrario dei Calora dovremmo definire “iper-stanziali”. I Calora contraggono matrimoni con soggetti che non si riferiscono all’areale locale ma addirittura fuori regione a testimonianza di continue emigrazioni di lavoro in Basilicata o nel Tarantino. I matrimoni hanno creato stabili rapporti tra i soggetti emigrati per matrimonio e ancora oggi si riscontrano matrimoni tra le stesse parentele nonostante le notevoli distanze.

 

Da evindenziare il doppio matrimonio di Vitantonio, nome ancora trasferito alla discendenza. Da segnalare pure il matrimonio di Calora Nicolina con Angelo “Salamone” Lazzari da cui nascerà Antonio, figlio maschio unico ma con numerosa discendenza (“Nicolini”).

gli Antonelli a Castro

Cominciamo una serie di schemi genealogici riferiti a cognomi rari e recenti (al massimo 4 generazioni).

La prima gli Antonelli, con antenato Giacomo, la cui moglie è la poggiardese Addolorata Guglielmo, ben legata alla comunità castrense per via di altri due matrimoni, sia quello della sorella Maria (1856) con Vincenzo Ciriolo (1865) che quello della sorella Angela (+1816) con Luigi Coluccia (1840-1914). La famiglia Guglielmo, composta da Santo e Concetta Strummiello, per via dei forti legami instaurati, dimora in Castro con un’altra figlia Lucia.

Il cognome Antonelli fu trasferito dal solo figlio maschio Alfredo, mentre una figlia Elvira si sposa due volte, con Mario Fersini e con Fortunato Lazzari, una figlia Clotilde (1894) sposa un altro capostipite di cognome Fedele, Floriano (i Fedele). Il primogenito della famiglia, Angelo, muore di appena un anno.

Di Alfredo (1887) si raccontà l’episodio famosissimo del suo primo funerale, perchè pare ne abbia avuti due a distanza di dieci anni uno dall’altro. Il primo non riuscì perchè nel tragitto al cimitero, nei pressi del vecchio Municipio, si risvegliò da una morte apparente. Chiuso in un bara approntata da Mesciu Ntunuccio con le solite tavole ripescate dal mare, si ridestò nella sorpresa generale. L’episodio, per quanto incredibile, mi è stato raccontato da più fonti e pare credibile.

Alfredo sposa la corsanese Luisa Chiarello (1884), nome tramandato ad alcune nipoti, da cui avrà Armando, Biagio, Antonio e Annunziata.

Da segnalare l’introduzione del nome di battesimo Clotilde, trasferitosi poi nella linea dei Fedele.

Il cognome nelle quattro generazioni, si è diffuso più su linee femminili che maschili e si è notevolmente ridotto tra la nuova generazione maschile a, salvo errori, due soggetti: Davide ed Antonio.

i Fedele a Castro

Altro ramo genealogico recente della comunità di Castro, quello dei Fedele. L’antenato Floriano, il cui nome di battesimo è stato ampiamente trasferito nei discendenti, pare originario del brindisino e, a memoria dei discendenti, o un ex religioso o fratello di un vescovo. Si sposò due volte e l’albero pubblicato appartiene alla seconda moglie Clotilde Antonelli.

Tra i numerosi diretti discendenti, Gesira, adottata ufficiosamente dalla famiglia di Panaro Andrea (di Vito) e Albanese Santa (Mescia Santa); Salvatore, Candida Velia, Antonio Benito Roma, Carlo, Maria Teresa e Anna.

Con lo schema dei Fedeli termina la pubblicazione dei cognomi (e delle parentele) rari che, ricordo, sono stati i Ciullo, i Pilon, i Panaro, i Calora, gli Antonelli, i Boscaglia e i Valguarnera.

Nei prossimi post si pubblicheranno gli schemi sintetici (o dettagliati) di gruppi parziali dei cognomi più diffusi come i Capraro, Ciriolo, Coluccia, De Santis, Fersini, Lazzari, Schifano, Rizzo, ecc…. Questi alberi sono più complessi anche per la presenza di matrimoni interni e di questi cognomi non è ancora stato trovato un capostipite comune e probabilmente, per le ragioni che verranno spiegate nei relativi articoli, non verrà trovato. Ricordo sempre che lo Stato delle Anime (censimento) del 1824 riporta solo 80 cittadini ( 9 pescatori e 40 contadini) e che lo studio in corso si propone di riportare tutte le genealogie di Castro a quel blocco di capostipiti, comprese le emigrazioni e le immigrazioni.

i Lazzari a Castro

Su 3.600 soggeti nel database ad oggi già contiamo contiamo oltre 400 Lazzari. Con la tecnica dell’imparentamento dal basso verso l’alto, fino ad ora sono stati racchiusi in quattro raggruppamenti principali che potrebbero ridursi a due con il prosieguo della ricerca sulla base di atti anagrafici.

I primo gruppo è quello che definiremo di Lazzari (Lazari) Giovanni sposato con Giuseppa FERSINO(I), che conta ad ora un solo figlio noto Oronzo (1837-) ma ben 7 nipoti: Giacinto (1861-), Luigi (1864-1926), Antonio (1867-), Carmela (1870-1938), Ippazio (1877-1953), Salvatore (1880-1953) e Salvatora (1873-1952) . Lazzari Giovanni pare provenire da Nociglia (LE). Lo sviluppo della discendenza disegnato in forma sintetica solo fino a 5 generazione è nel disegno a seguire. Lo schema dovrebbe essere abbastanza completto e confermato in quanto ci hanno lavorato in molti. Se rilevate errori o avete dati aggiuntivi scaricate l’immagine ingrandita che si ottiene cliccando sul disegno sotto e appuntatevi le correzioni.

Il resto dei Lazzari, sembrano imparentarsi tra loro, tuttavia in attesa dell’approfondimento sui registri anagrafici, li riporto separati in ulteriori tre gruppi.

Il secondo raggruppamento, pertanto, è quello che definiremo Lazzari Ippazio Antonio, sposato con Filomena Fersini caratterizzato da un primo imparentamento massiccio con la famiglia di Ciriolo Angelo Antonio (ben tre sorelle di Angelo Antonio sposeranno tre figli di Ippazio Antonio).

Un terzo raggruppamento che pare ancora autononomo è quello che definiremo Lazzari Pantaleo coniugato con Carmela Frassanito che avevamo già pubblicato col titolo i Peppentoni e che pare ricongiursi (ad ora senza sufficiente certezza) ad antenati conumi. I questo raggruppamento troviamo matrimoni con Lazzari di altri gruppi come il matrimonio di Giuseppe Antonio (Peppentoni) con Annunziata Lazzari (ceppo Ippazio Antonio). Il raggruppamento, assieme ai Capraro, è uno dei primi abitatori residenti dell’area del Porto (Castromarina).

Un quarto raggruppamento è quello che definiremo Lazzari Ludovico, (Luvichi) è un raggruppamento più piccolo che per ora non si è certi di collegare ai tre più numerosi già illustrati. Ludovico, sposato con Annunziata Rizzo di Ippazio, figlio di Giuseppe e Anna Maria Schifano, nelle dichiarazioni di alcuni parenti, risulta essere cugino di Giuseppe Antonio presente nel raggruppamento Lazzari che prende il suo nome. Per cui Pantaleo e Giuseppe, rispettivi genitori potrebbero essere fratelli se la condizione di cugino fosse per parte di padre. Ulteriori informazioni danno Giuseppe Antonio e la sua moglie Annunziata Lazzari nello stato parenatle di cugini, per cui anche il capostipite Ippazio Antonio, padre di Annunziata, potrebbe essere un terzo fratello comune a Pantaleo e Giuseppe Lazzari, col risultato che i tre rami dei Lazzari non provenienti da Lazari Giovanni risulterebbero accomunati in un’unica linea.

Ricordo ancora che nel database ci sono molti più soggetti di quelli schematizzati nei disegni, tuttavia sono gradite segnalazioni in ogni caso, in considerazione che più fonti confermano i soggetti acquisiti e la loro parentela e più sale il grado di affidabilità della ricostruzione genealogica in corso.

Aggiornamento gennaio 2012

Gli esiti delle ricerche nei registri parrocchiali consentono di riportare ad un unico antenato comune i rami dei Lazzari non originari di Nociglia. L’antenato comune è Domenico Lazzari sposato con Donata Fersini. Qualche dubbio se ci siano anche discendenze femminili nella prima linea e la particolaritù di un figlio prete Don Giacinto Lazzari (1833).

Lo scema puntato sull’Ottocento è quello sotto riportato.

Aprile 2012 – Termine della ricerca

Allo stato della ricerca con buona certezza possiamo imparentare i Lazzari di Castro ad un unico ascendente Giacinto Lazzari coniugato con Angelica De Santis.

La coppia di coniugi Giacinto Lazzari e Angelica de Santis compaiono negli Stati delle Anime settecenteschi per la prima volta nel 1781; nel precedente Stato del 1779 non compaiono ne Giacinto ne Angelica, facendo supporre l’immigrazione di una copia esogena alla comunità. Considerato che lo stato del 1779 è il più vecchio disponibile e che si sono già osservate assenze momentanee delle poche famiglie settecentesce non è detto che sia una coppia di “ritorno” alla comunità castrense.

L’indicazione dei nomi di battesimo è in latino e il cognome porta una zeta semplice.

Nell’anno seguente, il 1782, la coppia è ancora senza prole, mentre nel 1785, le due bambine Donata Maria e Giuseppa Caterina, nate nel triennio di intervallo decedono poco tempo dopo il censimento.

Nel 1787 il cognome prende la doppia zeta attuale (per il solo Giacinto) e il nucleo si ripopola di due nuove bambine Donata Maria e Giuseppa Maria.

Al 1792 sopravvive la sola Donata Maria, mentre due nuovi bambini Francesca e Giuseppe Domenico non sopravviveranno.

Il cognome oscilla variando ancora il numero delle zeta, probabilmente la zeta semplice nel passato era pronunciata più forte di quella attuale.

Di seguito la situazione nell’anno 1794:

A Donata Maria (*1785) , si aggiunge una nuova Francesca (*1792), che sopravviverà e darà discendenza sposandosi con Giuseppe Ciriolo, in particolare Maria, madre di Don Gabriele Ciullo, poi Domenico (*1792), forse gemello di Francesca (noto come Giuseppe Domenico) che sopravviverà sposandosi con una delle figlie di Vito Fersini, Donata (1798-1874) e infine Concetta di cui perderemo più avanti le tracce.

Al 1808 troviamo tra la prole tutti i componenti della futura discendenza: Domenico, Concetta, Giovanni e Annunziata. Francesca è probabilmente già sposata.

Il cognome verrà trasferito ovviamente dai soli Giovanni e Domenico. Dopo un ampio arco temporale nel 1836 troviamo i tre nuclei:

Quello femminile di Francesca, sposata con Giuseppe Ciriolo, mentre delle altre sorelle Annunziata e Concetta non troviamo traccia.

Domenico, che si sposa con una figlia di Vito Fersini, Donata (1798-1874) da cui nascerà lo sfortunato Don Giacinto Lazzari, Pantaleo (da cui i Peppentoni, ecc..), Ippazio Antonio (da cui Rosario Lazzari, ecc.), Giuseppe (da cui i Livichi, ecc..).

E infine Giovanni che sposa la cognata Giuseppa da cui nascerà Oronzo e Angelo, mentre Giuseppe Nicola avrà disecndenza solo femminile.

Il quadro apicale dei Lazzari a Castro è riportato di seguito e va proseguito con gli alberi parziali riportati all’inizio del post.